Aleksandr Sokurov, dopo "Moloch", "Taurus" e "Il Sole" realizza l'ultimo atto della tetralogia sul potere, ora la tragedia si ispira al poema eipico di Goethe, testo letterario dove il dialogo centrale è quello che coinvolge il dottor Faust e Mefistofele, il diavolo. Sokurov mette in scena una diabolica perseveranza nell’errore costringendo i suoi personaggi a un procedere senza sosta, a una letterale erranza tra boschi, case, lande, ghiacciai.
Il protagonista del film non si ferma un istante, tanta è la sua sete di sapere e tanta è la lontananza dalla meta. A questo movimento senza soluzione di continuità si aggiunge una forza opposta ma altrettanto intensa e inestinguibile che (co)stringe gli esseri umani presenti nell’inquadratura, obbligandoli a farsi largo l’uno sugli altri, a scavalcarsi ad ogni occasione.
Vincitore del Leone D’Oro alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia.
Il protagonista del film non si ferma un istante, tanta è la sua sete di sapere e tanta è la lontananza dalla meta. A questo movimento senza soluzione di continuità si aggiunge una forza opposta ma altrettanto intensa e inestinguibile che (co)stringe gli esseri umani presenti nell’inquadratura, obbligandoli a farsi largo l’uno sugli altri, a scavalcarsi ad ogni occasione.
Vincitore del Leone D’Oro alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia.










