Come tutte le grandi opere d'arte, anche il già pluripremiato film "Lourdes" (2009), attraverso un uso sapiente del linguaggio cinematografico, è in grado di suscitare molteplici letture, percorsi di riflessione e suggestioni, emozionando e coinvolgendo profondamente e si presta ad alimentare interessanti dibattiti grazie a una struttura nella quale affermazioni e situazioni danno luogo a sempre nuovi interrogativi e avvenimenti.
Ecco un estratto dell'intervista alla regista, Jessica Hausner, dal pressbook del film:
Il film si pone in una prospettiva più filosofica che religiosa…
Jessica Hausner: Sì, solleva un interrogativo generale. Tuttavia, a me interessa l’emozione che accompagna il sentimento religioso. Avere fede significa credere che esista qualcosa che non si può spiegare e che supera i limiti della comprensione. I credenti lo chiamano Dio. La fede consente di accettare che i miracoli possano accadere, è questa l’essenza della fede. Nel mio film il miracolo esiste : accade qualcosa di « miracoloso », che però in seguito diventa abbastanza banale. Allora ci si rende conto che questo « miracolo » non racchiude necessariamente una morale o un senso…che forse è soltanto un caso. È solo una tappa, poiché nulla è scontato. Lourdes non è il racconto di una guarigione, ma piuttosto una scatola cinese, in cui le scatole si aprono una dopo l’altra senza mai arrivare al centro…
Trailer del film:
Il suo film va al di là di Lourdes e del cattolicesimo. Quale forma di fede vuole mettere in
discussione?
Jessica Hausner: Il film si interroga sul modo in cui possiamo dare un senso alla vita attraverso le nostre azioni. Di fronte a quest’idea c’è la paura che il mondo sia cupo e freddo, privo di un senso profondo, che si nasca per caso, che si muoia allo stesso modo e che nulla di ciò che facciamo durante la vita conti qualcosa. La verità è difficile da trovare, la nostra vita è al tempo stesso meravigliosa e banale.










