approfondimento a cura di Stefania Camilli*
Il film "Il Primo Incarico" (regia di Giorgia Cecere, nelle sale italiane in questi giorni) racconta quasi sottovoce la storia di una giovane maestra costretta a trasferirsi dal suo paese, per andare ad insegnare in un piccolo borgo nell’entroterra pugliese.
E’ un film importante, perché ci ricorda un particolare momento della storia del nostro paese: molte ragazze durante la prima metà del Novecento, venivano chiamate per andare a insegnare in paesi rurale e arretrati, dove le difficoltà e i disagi da affrontare erano tanti. Non a caso appare spaventata Nena, la giovane protagonista del film, quando riceve la comunicazione con la destinazione; e il suo primo commento e' infatti: "ho paura che mi mandino lontano”.
Siamo negli anni 50, la “scoletta” che le hanno assegnato dista 150 km dal suo paese e non basterà la corriera per arrivare; servirà anche un cavallo, per arrampicarsi in quelle strade tanto belle quanto impervie.
E’ un grande evento, l’arrivo della Signora Maestra nel piccolo villaggio.
I ragazzini si nascondono tra le rocce per vederla arrivare per primi: “Arriva la maestra!” è l’urlo gioioso che ascoltiamo.
Il primo giorno di scuola, Nena sembra una studentessa, con i libri tenuti sotto il braccio quasi a dare forza, a marcare un ruolo che forse le è ancora poco chiaro. La macchina da presa la segue mentre entra nell’aula scolastica, rimediata nello spazio prima occupato dalla vecchia stalla. Qui l’aspettano sette alunni con lo sguardo vispo, ma seduti immobili, nei banchi d’epoca.

Con delicatezza, il film, mostra la fatica di Nena per adattarsi al nuovo ambiente, il profondo senso di solitudine che vive, il dolore per il distacco dal fidanzato, i primi maldestri contatti con le signore anziane del borgo le quali, curiose negli sguardi e nelle parole, le domandano: “Com’è che siete diventata maestra?” “Ho studiato da privatista e poi, ho vinto il concorso”, la sentiamo rispondere orgogliosa. A quell’epoca, appartenere a una famiglia povera e riuscire a prendere il diploma per diventare maestra, era una forma di riscatto sociale, per una ragazza. Un po’ alla volta, Nena si sforza di imparare le loro abitudini, riesce a rendere più accogliente la piccola stanza dove vive, si impegna molto per superare il disgusto di uccidere una gallina. Alla fine ci riesce, come se il gesto fosse una prova da superare, per entrare a far parte della piccola comunità. Il giorno in cui riceve la visita del fidanzato, lo presenta alla scolaresca e, ormai, sembra non esserci più nessun segreto tra lei e il resto del paese. In classe, sperimenta un modo nuovo (per l’epoca) di fare scuola; così inesperta la maestra Nena, sembra già aver trovato a poco a poco, con immensa naturalezza, il modo di riuscire a costruire un rapporto con i bambini: “Proviamo a scrivere un pensierino, su una cosa che vi piace: il sole, un albero…” Si fa scuola anche fuori l'aula scolastica, tutti insieme in mezzo alla natura, a cercare vermi e insetti, in un paesaggio di struggente bellezza.
Ogni inquadratura colpisce per il grande impatto visivo.
Impossibile non pensare al contributo del pittore cinese Li Xiang–Yang che ha sapientemente collaborato alla sceneggiatura.
La regia riesce a sottolineare l’espressione dei volti, dei corpi degli attori (quasi tutti non professionisti) in modo naturale, con molto rispetto, senza alcun "effetto cartolina”, ma mettendosi umilmente al servizio dell'intensa storia che vuole raccontare.
Sarà un momento pieno di emozione ascoltare Damiano, il bambino che non voleva mai parlare, recitare senza errori le tabelline all’Ispettore, arrivato da fuori per interrogare gli alunni.
Non racconterò altro della storia - forse ho già indugiato troppo - per invitare tutti ad andare al cinema: è importante sostenere con forza e passione un film italiano di grande valore.
*Stefania Camilli, si è laureata in Pedagogia con una tesi dal titolo: “La Rappresentazione della Scuola nel Cinema Italiano”. Appassionata di cinema, cultura Giapponese, millefoglie di Cavalletti (nota pasticceria romana), editoria per ragazzi, e isole siciliane! Vive e lavora a Roma, dove insegna nella Scuola dell’Infanzia Statale.
E’ un film importante, perché ci ricorda un particolare momento della storia del nostro paese: molte ragazze durante la prima metà del Novecento, venivano chiamate per andare a insegnare in paesi rurale e arretrati, dove le difficoltà e i disagi da affrontare erano tanti. Non a caso appare spaventata Nena, la giovane protagonista del film, quando riceve la comunicazione con la destinazione; e il suo primo commento e' infatti: "ho paura che mi mandino lontano”.
Siamo negli anni 50, la “scoletta” che le hanno assegnato dista 150 km dal suo paese e non basterà la corriera per arrivare; servirà anche un cavallo, per arrampicarsi in quelle strade tanto belle quanto impervie.
E’ un grande evento, l’arrivo della Signora Maestra nel piccolo villaggio.
I ragazzini si nascondono tra le rocce per vederla arrivare per primi: “Arriva la maestra!” è l’urlo gioioso che ascoltiamo.
Il primo giorno di scuola, Nena sembra una studentessa, con i libri tenuti sotto il braccio quasi a dare forza, a marcare un ruolo che forse le è ancora poco chiaro. La macchina da presa la segue mentre entra nell’aula scolastica, rimediata nello spazio prima occupato dalla vecchia stalla. Qui l’aspettano sette alunni con lo sguardo vispo, ma seduti immobili, nei banchi d’epoca.

Con delicatezza, il film, mostra la fatica di Nena per adattarsi al nuovo ambiente, il profondo senso di solitudine che vive, il dolore per il distacco dal fidanzato, i primi maldestri contatti con le signore anziane del borgo le quali, curiose negli sguardi e nelle parole, le domandano: “Com’è che siete diventata maestra?” “Ho studiato da privatista e poi, ho vinto il concorso”, la sentiamo rispondere orgogliosa. A quell’epoca, appartenere a una famiglia povera e riuscire a prendere il diploma per diventare maestra, era una forma di riscatto sociale, per una ragazza. Un po’ alla volta, Nena si sforza di imparare le loro abitudini, riesce a rendere più accogliente la piccola stanza dove vive, si impegna molto per superare il disgusto di uccidere una gallina. Alla fine ci riesce, come se il gesto fosse una prova da superare, per entrare a far parte della piccola comunità. Il giorno in cui riceve la visita del fidanzato, lo presenta alla scolaresca e, ormai, sembra non esserci più nessun segreto tra lei e il resto del paese. In classe, sperimenta un modo nuovo (per l’epoca) di fare scuola; così inesperta la maestra Nena, sembra già aver trovato a poco a poco, con immensa naturalezza, il modo di riuscire a costruire un rapporto con i bambini: “Proviamo a scrivere un pensierino, su una cosa che vi piace: il sole, un albero…” Si fa scuola anche fuori l'aula scolastica, tutti insieme in mezzo alla natura, a cercare vermi e insetti, in un paesaggio di struggente bellezza.
Ogni inquadratura colpisce per il grande impatto visivo.
Impossibile non pensare al contributo del pittore cinese Li Xiang–Yang che ha sapientemente collaborato alla sceneggiatura.
La regia riesce a sottolineare l’espressione dei volti, dei corpi degli attori (quasi tutti non professionisti) in modo naturale, con molto rispetto, senza alcun "effetto cartolina”, ma mettendosi umilmente al servizio dell'intensa storia che vuole raccontare.
Sarà un momento pieno di emozione ascoltare Damiano, il bambino che non voleva mai parlare, recitare senza errori le tabelline all’Ispettore, arrivato da fuori per interrogare gli alunni.
Non racconterò altro della storia - forse ho già indugiato troppo - per invitare tutti ad andare al cinema: è importante sostenere con forza e passione un film italiano di grande valore.
*Stefania Camilli, si è laureata in Pedagogia con una tesi dal titolo: “La Rappresentazione della Scuola nel Cinema Italiano”. Appassionata di cinema, cultura Giapponese, millefoglie di Cavalletti (nota pasticceria romana), editoria per ragazzi, e isole siciliane! Vive e lavora a Roma, dove insegna nella Scuola dell’Infanzia Statale.
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| FILMOGRAFIA italiana ambientazione scolastica-5-2011.pdf | 68.02 KB |










