Mimì è un ragazzo che ama correre e che vuole diventare maratoneta sia per reazione all’ottusità della famiglia (il padre lo vorrebbe vedere dietro i banchi di scuola) sia come risposta ad un ambiente ancora troppo retrogrado (nella Calabria degli anni Sessanta non si concepisce il podismo come attività professionistica). Tuttavia le sue aspirazioni nascono prima di tutto da esigenze intime, dal piacere del movimento, dalla sensazione di libertà provata, dal desiderio di semplice e naturale espressione del sé.










